Essere un buon leader è qualcosa che non si improvvisa, ma è frutto del duro lavoro e dell'applicazione di principi e regole ben definite.
Tra questi principi, il più difficile da mettere in pratica è quello secondo cui la responsabilità di tutto è del leader. Non sono ammesse scuse e giustificazioni.
Ma la storia ci dimostra come l'indole umana abbia una certa inclinazione verso lo scaricare le proprie colpe sugli altri (che possono essere la famiglia, i colleghi, il mondo, ecc.): ricordiamo Adamo, che quando gli fu chiesto di rendere conto del proprio comportamento - di aver mangiato il frutto proibito - attribuì la colpa alla donna e persino a Dio per averla creata, dicendo "la donna che Tu mi hai posto accanto, mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato" (Genesi 3:12).
Un buon leader non deve assolutamente farlo.
E quando parlo di leader, non mi riferisco solo al comandante militare o al manager aziendale, ma la leadership trova applicazione in qualsiasi ambito della vita, a partire dalla famiglia, dove ogni genitore è chiamato ad essere un buon leader verso i suoi cari.
Assumersi le responsabilità quando le cose vanno male, vuol dire avere il coraggio di mettersi davanti allo specchio e domandarsi: "dove ho sbagliato?". Solo così è possibile migliorare.
Ma la storia ci insegna che anche il principio della responsabilità del leader, non è un concetto moderno, ma che era invece ben noto fin dall'antichità.
Nella vita del generale e filosofo cinese, Sun Tzu, vissuto tra il VI e il V secolo a.c., conosciuto per essere l'autore dell'"Arte della Guerra", si racconta che un re, prima di ingaggiarlo come consigliere militare, volle metterlo alla prova e gli chiese di addestrare il suo corteo di concubine, circa 180 donne, trasformandole in soldati.
Sun Tzu divise le donne in due gruppi e pose a capo di ciascun gruppo le due favorite del re. Poi spiegò ai due gruppi le regole da seguire: ai suoi ordini, le donne avrebbero dovuto girarsi tutte nella direzione indicata. Al rullo di tamburo, ordinò alle donne di voltarsi a destra, ma queste cominciarono a ridere e non obbedirono.
Sun Tzu disse allora: «Se le regole non sono chiare e gli ordini non vengono compresi, la colpa è del generale».
La responsabilità è del leader, che deve avere l'umiltà di mettersi in discussione e porsi le giuste domande: se i miei subordinati non comprendono, probabilmente come leader non sono stato bravo a spiegare l'obiettivo della missione, o quello che mi attendevo da loro, ecc.
Questo si può applicare a tutte le situazioni:
- Se un membro del team è in ritardo, il leader deve chiedersi se forse non è lui che non sia riuscito a far capire l'importanza di arrivare in tempo,
- Se un componente del team fallisce nel completare la sua porzione di progetto, forse il leader non gli ha dato il supporto necessario,
Quindi Sun Tzu spiegò ancora una volta le regole ed al rullo dei tamburi ordinò alle donne di voltarsi verso sinistra.
Ma ancora una volta le donne scoppiarono a ridere e non obbedirono.
Sun Tzu disse allora: «Se le regole non sono chiare e gli ordini non vengono compresi, la colpa è del generale; se, invece, le regole sono chiare, e tuttavia gli ordini non vengono eseguiti, allora la colpa è degli ufficiali».
Il leader è responsabile del successo del suo team. Questo vuol dire che quando uno dei componenti del team, con il suo comportamento, negligente e volutamente disobbediente, compromette il successo di tutta la squadra, spetta al leader intervenire rimuovendo quell'individuo dal team.
Molto spesso mi sono imbattutto in queste dinamiche con le mie figlie a scuola, dove c'erano alcuni alunni che creavano confusione e non consentivano il normale svolgimento delle lezioni. Chi ne risentiva era il resto della classe che aveva difficoltà a seguire e procedeva a fatica nel programma scolastico. Ma molto spesso capitava che gli insegnanti invece di intervenire, scelglievano la via facile di non far nulla, o di rimproverare tutta la classe, anche chi si comportava bene e dando punizioni a tutti, ma punire tutti equivale a non punire nessuno. Un tale comportamento aveva solo l'effetto di diminuire l'autorità dell'insegnante agli occhi degli alunni.
Ma se gli insegnanti peccano di non far nulla, la reazione di Sun Tzu abbe una reazione estremamente dura.
Diede infatti l'ordine di decapitare le due favorite. Il re, che aveva seguito le manovre dall'alto del suo padiglione, gli ordinò di fermare l'esecuzione dicendosi ormai convinto della sua abilità nel condurre le truppe, ma questi rispose che, nelle sue vesti di generale, vi erano ordini del re che poteva non seguire.
Le due donne furono dunque giustiziate, e le favorite immediatamente inferiori per rango furono messe al comando dei due gruppi. Questa volta le donne obbedirono agli ordini senza indugio.
A questo punto Sun Tzu disse al re che le sue truppe erano pronte e ben istruite, e che avrebbero obbedito a qualsiasi suo ordine, invitandolo a passarle in rassegna.
Ma il re lo congedò senza farlo e Sun Tzu allora commentò: «Il re ama le belle parole, ma non sa metterle in pratica»: fu proprio in questo modo, si racconta, che Sun Tzu riuscì a dare prova delle sue teorie militari e a venire assunto al servizio regio.
Quando questo si verifica e quando le linee sono superate, la punizione è necessaria. Ma per essere oltrepassata, una linea deve essere chiaramente definita e le regole comprese. Punire qualcuno per l'infrazione di una regola non scritta è solitamente inappropriato, a meno che il comportamento sia stato talmente grave che qualsiasi persona ragionevole lo riterrebbe fuori luogo.
La punizione inflitta da Sun Tzu è stata davvero drastica.
E' importante anche definire le conseguenze per delle violazioni, in modo che nessuno dovrà sorprendersi quando riceve una punizione, e conoscere quello che rischiano in termini di punizione eliminirà di molto la necessità.
Ma una volta che la regola e la relativa punizione per la sua violazione è stata chiaramente definita, se una regola è infranta, gestirla è facile: amministrare la punizione.
Quando si applica una punizione, ci sono diversi aspetti da valutare e la misericordia non dovrebbe essere vista come debolezza. Un leader che considera dei fattori mitigativi non sarà visto come indulgente ma come sensibile. Mostrare clemenza non è un segno di debolezza, ma di comprensione.
Mi è capitato che qualche mio collaboratore non presentasse la documentazione richiesta per una certa attività. Qualunque fosse l'infrazione, io l'ho pesata tenendo conto delle prestazioni storiche dell'individuo. Se lui ha avuto ottime prestazioni a la violazione era insolita rispetto al suo comportamento normale, gli si può chiudere un occhi. Se invece l'individuo era uno che è solit infrangere le regole lui avrebbe ricevuto la piena punizione. Se una violazione è stata commessa e non ci sono legittime ragioni o attenuanti, allora mantieni la pozione e dispensa la punizione come previsto.
Amministrare una punizione è uno degli aspetti meno affascinanti della leadership, ma è qualcosa di necessario. Meglio tu guiderai e meno avrai bisogno di punire, ma qualche volta è necessario.
Amministralo con giustizia.

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